Calcolo ROI

Calcola il ritorno sull'investimento (ROI), il CAGR annualizzato, il moltiplicatore del capitale e il tempo di raddoppio. Basta cambiare modalità per ragionare in avanti o a ritroso. Tutto funziona direttamente nel tuo browser.

Il calcolatore mostra il simbolo $ e il punto decimale all'inglese. Le percentuali non cambiano da una valuta all'altra, quindi gli importi possono essere inseriti anche in euro.
ROI
80.00%
ROI annualizzato (CAGR)
10.29% / anno
Utile netto
$8,000.00
Moltiplicatore del capitale
1.80×
Regola del 72 (raddoppio al CAGR)
7.0 anni

Confronto di crescita — $10,000 in 6 anni

Come cresce lo stesso investimento a tassi di rendimento annuo diversi, con capitalizzazione una volta l'anno.

Rendimento annuo Valore finale Utile netto ROI totale %

Come si calcolano ROI e CAGR

Formula del ROI

ROI (%) = (utile netto / investimento iniziale) × 100 utile netto = valore finale − investimento iniziale

ROI annualizzato (CAGR)

CAGR = (valore finale / valore iniziale)1/anni − 1

Regola del 72 (tempo di raddoppio)

anni per raddoppiare ≈ 72 / rendimento annuo %

Esempio svolto

Si investono 10.000 € e dopo 6 anni il capitale è salito a 18.000 €:

  • Utile netto = 18.000 € − 10.000 € = 8.000 €
  • ROI = (8.000 / 10.000) × 100 = 80%
  • Moltiplicatore del capitale = 18.000 / 10.000 = 1,80×
  • CAGR = (18.000/10.000)1/6 − 1 = 1,80,1667 − 1 ≈ 10,29% all'anno
  • Regola del 72: 72 / 10,29 ≈ 7,0 anni per raddoppiare a questo tasso

Riferimento: crescita di 10.000 € nel tempo

Anni 5% / anno 7% / anno 10% / anno 15% / anno 20% / anno
1 10.500 € 10.700 € 11.000 € 11.500 € 12.000 €
2 11.025 € 11.449 € 12.100 € 13.225 € 14.400 €
3 11.576 € 12.250 € 13.310 € 15.209 € 17.280 €
5 12.763 € 14.026 € 16.105 € 20.114 € 24.883 €
10 16.289 € 19.672 € 25.937 € 40.456 € 61.917 €
15 20.789 € 27.590 € 41.772 € 81.371 € 154.070 €
20 26.533 € 38.697 € 67.275 € 163.665 € 383.376 €
30 43.219 € 76.123 € 174.494 € 662.118 € 2.373.763 €

I valori ipotizzano una capitalizzazione annuale. Investimento iniziale: 10.000 €.

ROI, ROE, ROA, ROIC, TIR e tempo di recupero

Il ROI è l'indice di redditività più generale della finanza: la stessa formula funziona per un'azione, per una casa data in affitto, per una campagna di marketing, per un macchinario nuovo o per una laurea. Questa generalità è anche il suo limite, perché indici più specifici rispondono a domande più precise, e sapere quale usare è gran parte di una buona scelta di investimento. Nell'analisi di bilancio italiana, in particolare, il ROI ha un significato più stretto di quello usato da chi investe in borsa: indica la redditività della gestione operativa dell'azienda, cioè ROI = reddito operativo ÷ capitale investito netto, e si scompone in ROI = ROS × rotazione del capitale investito. Un'azienda con un reddito operativo di 120.000 €, ricavi di 2.000.000 € e un capitale investito netto di 1.000.000 € ha un ROS del 6% e una rotazione pari a 2: 6% × 2 = 12% di ROI. Ogni indice qui sotto è un parente stretto del ROI, che tiene fermo il concetto di «guadagno» ma cambia il denominatore oppure aggiunge la dimensione del tempo.

Indice Che cosa misura Formula di base Tiene conto del tempo?
ROI (investimento)Guadagno totale rispetto alla somma investitautile netto ÷ costo × 100No
ROI (bilancio)Redditività della gestione operativa dell'aziendareddito operativo ÷ capitale investito nettoNo
CAGR (ROI annualizzato)Il tasso annuo costante che riproduce il rendimento totale(finale ÷ iniziale)1/anni − 1In parte: mette tutto sulla stessa base annua
ROEUtile per ogni euro di patrimonio nettoutile netto ÷ patrimonio nettoNo
ROAUtile per ogni euro di attività totaliutile netto ÷ totale attivitàNo
ROSQuanto resta di ogni euro di ricavi dopo i costi operativireddito operativo ÷ ricaviNo
ROICRendimento dopo le imposte su tutto il capitale investito (debito + capitale proprio)NOPAT ÷ capitale investitoNo
TIR (IRR)Il tasso di sconto che porta in pareggio una serie di flussi di cassatasso in cui il VAN = 0
VAN (NPV)Valore di oggi di tutti i flussi futuri, meno la spesa inizialeΣ CFt ÷ (1+r)t − costo
Tempo di recuperoQuanto tempo serve a un investimento per ripagare il proprio costocosto ÷ flusso di cassa annuoNo (versione semplice)

Una regola pratica che funziona: il ROI serve per un numero rapido e confrontabile; si passa al CAGR quando due investimenti sono durati per un numero di anni diverso; ROE e ROA servono per giudicare quanto bene un'azienda trasforma capitale proprio e attività in utile; VAN e TIR servono quando un progetto genera flussi di cassa distribuiti su più anni e il momento in cui arrivano fa la differenza. Una trappola da conoscere: il ROE si può gonfiare con il debito, perché indebitarsi riduce il capitale proprio e fa salire l'indice, anche quando l'attività sottostante è debole. È il motivo per cui il ROE si legge quasi sempre insieme al ROA, che toglie di mezzo l'effetto del debito. Il legame tra i due si scrive così: ROE = [ROI + (ROI − ROD) × D/E] × (1 − t), dove ROD è il costo medio del debito, D/E il rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto e t l'aliquota fiscale. Con un ROI del 12%, un ROD del 5%, un rapporto D/E pari a 1 e un'IRES del 24%, il ROE risulta [12 + (12 − 5) × 1] × 0,76 = 14,44%. La leva però taglia da entrambe le parti: se il ROI scende sotto il costo del debito, lo stesso meccanismo affonda il ROE.

I quattro grandi limiti del ROI

Il ROI è diffuso proprio perché è semplice, ma la stessa semplicità nasconde diversi punti ciechi. La percentuale va considerata l'inizio di una decisione, mai la decisione intera.

1. Ignora il valore del tempo

Il ROI tratta un euro guadagnato l'anno prossimo esattamente come un euro guadagnato fra dieci anni. Ma il denaro che arriva prima può essere reinvestito, e l'inflazione intanto erode il valore degli euro futuri: un rendimento del 50% ottenuto in due anni è molto migliore di un rendimento del 50% che ne richiede quindici, eppure il ROI semplice li chiama entrambi «50%». È l'avvertenza più importante di tutte. La soluzione è annualizzare il risultato in un CAGR (il calcolatore lo fa da solo quando si inserisce la durata) oppure, per i progetti con flussi di cassa annuali irregolari, usare VAN e TIR, che riportano il denaro futuro al suo valore di oggi.

2. Non contiene nessuna idea di durata

Il punto è strettamente collegato: un ROI grezzo non dice nulla su quanto a lungo il denaro è rimasto al lavoro. Prima di confrontare due investimenti conviene sempre affiancare al ROI il periodo a cui si riferisce, oppure convertirlo in un tasso annuo. Confrontare direttamente un ROI di un anno con un ROI di cinque anni è l'errore più comune di tutta la materia.

3. Non dice niente sul rischio

Un titolo di Stato che rende il 6% e una start-up rischiosa che rende il 6% hanno lo stesso ROI ma un rischio completamente diverso. Il ROI tace su oscillazioni, probabilità di perdere tutto e facilità di rivendere. Due investimenti con lo stesso ROI atteso non sono equivalenti se uno dei due può andare a zero: il rendimento atteso più alto è proprio il premio che chi investe chiede in cambio di quella incertezza, e la percentuale nuda non lo mostra mai.

4. Vale quanto valgono i dati inseriti

Il ROI dipende interamente da che cosa si conta come «costo» e come «guadagno». Lasciare fuori commissioni, imposte, spese di gestione, il proprio tempo o il mancato guadagno del capitale gonfia il risultato. Un ROI «lordo» che ignora le spese può sembrare ottimo mentre il ROI «netto», calcolato dopo ogni costo reale, è appena nella media. Non esistendo una definizione unica e obbligatoria, prima di fidarsi di un ROI dichiarato conviene sempre controllare che cosa comprende e che cosa no.

ROI netto e ROI lordo: conta ogni costo

Il ROI più affidabile si calcola sull'utile netto dopo tutti i costi, non sul guadagno di facciata. Ipotesi: si comprano 10.000 € di azioni, il valore sale a 13.000 € e si vende. Il guadagno lordo è di 3.000 €, cioè un allettante 30% di ROI. Ma con 20 € di commissione all'acquisto, 20 € alla vendita e l'imposta sostitutiva italiana del 26% sulla plusvalenza, il conto cambia parecchio:

  • ROI lordo = 3.000 € ÷ 10.000 € × 100 = 30%
  • Costo di acquisto con commissione = 10.000 € + 20 € = 10.020 €
  • Incasso netto dalla vendita = 13.000 € − 20 € = 12.980 €
  • Plusvalenza tassabile = 12.980 € − 10.020 € = 2.960 €
  • Imposta al 26% = 2.960 € × 0,26 = 769,60 €
  • Utile netto = 2.960 € − 769,60 € = 2.190,40 €
  • ROI netto = 2.190,40 € ÷ 10.020 € × 100 = 21,86%

Gli 8,14 punti di differenza tra i due numeri sono esattamente il dettaglio che trasforma un apparente affare in un investimento nella media. Sui titoli di Stato italiani e su quelli dei paesi in white list l'aliquota è del 12,5% invece del 26%, e al deposito titoli si aggiunge l'imposta di bollo dello 0,2% all'anno sul controvalore. Per gli immobili la lista è ancora più lunga: imposta di registro o IVA, spese notarili, provvigione dell'agenzia, lavori, periodi senza inquilino e IMU vanno tutti messi nel denominatore o tra i costi da sottrarre. Quando si confrontano due investimenti, la cosa importante è che i due ROI siano misurati allo stesso modo.

Da dove arriva il ROI

L'idea di misurare il guadagno rispetto al capitale impiegato è antica, ma il rapporto ROI nella forma moderna è nato nell'industria americana all'inizio del Novecento. Donaldson Brown, un ingegnere elettrotecnico entrato intorno al 1912 nel colosso degli esplosivi e della chimica DuPont, mise a punto quella che oggi si chiama analisi DuPont: un modo di scomporre il ritorno sull'investimento in due fattori di fondo, ROI = margine sulle vendite × rotazione del capitale. La scomposizione permetteva ai dirigenti di capire a colpo d'occhio se il rendimento veniva dal vendere con un buon margine oppure dall'usare gli impianti in modo intenso. Quando negli anni Venti DuPont acquisì una quota importante di General Motors, Brown portò con sé lo schema, e il ROI divenne il metro di paragone standard per confrontare le divisioni di una stessa grande impresa: un ruolo che mantiene ancora oggi, un secolo dopo. È la stessa scomposizione che i manuali italiani di ragioneria insegnano come ROI = ROS × rotazione del capitale investito.

Come si usa il ROI nei diversi settori

La stessa formula di base ricompare, con nomi nuovi, in quasi ogni angolo della finanza e dell'impresa. Alcune delle varianti più diffuse:

  • Azioni e fondi: rendimento totale con i dividendi reinvestiti, di solito annualizzato in CAGR per poter confrontare periodi di durata diversa con un riferimento come l'indice S&P 500 o l'MSCI World.
  • Marketing: spesso scritto come ROAS (ritorno sulla spesa pubblicitaria) oppure come ROI di campagna = (ricavi attribuiti − costo della campagna) ÷ costo della campagna. Molti team considerano sano un rapporto ricavi/spesa intorno a 5:1, anche se il punto di pareggio dipende interamente dal margine del prodotto.
  • Immobili: il rendimento lordo da locazione è il canone annuo ÷ prezzo di acquisto; quello netto toglie IMU, spese condominiali a carico del proprietario, manutenzione, assicurazione e imposte sull'affitto. In Italia con la cedolare secca l'aliquota è del 21% (10% per i contratti a canone concordato), e la differenza tra rendimento lordo e netto è quasi sempre di parecchi punti.
  • Investimenti aziendali: un macchinario nuovo o un software si giudicano su ROI e tempo di recupero, e per gli impegni più grandi su VAN e TIR misurati rispetto al costo del capitale dell'azienda.
  • Scelte personali: il ROI viene applicato sempre più spesso anche a una laurea o a una certificazione professionale: (maggiore reddito nell'arco della vita − costo degli studi) ÷ costo degli studi.

Rendimenti storici di lungo periodo per tipo di investimento

Avere un riferimento aiuta a capire se un certo ROI è buono oppure soltanto accettabile. La tabella qui sotto riporta i rendimenti annualizzati storici di lungo periodo, approssimati, dei principali tipi di investimento sul mercato statunitense. Sono valori nominali (prima dell'inflazione, che in media è stata intorno al 3% all'anno) e medie calcolate su molti decenni: un singolo anno può essere molto più alto oppure profondamente negativo. I risultati passati non garantiscono mai quelli futuri.

Tipo di investimento Rendimento annuo indicativo Rischio tipico
Azioni USA a grande capitalizzazione (S&P 500)~10%Alto
Azioni USA a piccola capitalizzazione~11–12%Molto alto
Titoli di Stato a lunga scadenza~5%Medio
Obbligazioni societarie~6%Medio
Liquidità e titoli a breve termine~3–3,5%Molto basso
Oro~5–8% (molto variabile)Alto

I dati sono medie storiche di lungo periodo arrotondate, riportate solo come esempio e non come previsione. I rendimenti reali, cioè al netto dell'inflazione, sono più bassi di circa 3 punti percentuali. In Italia va poi considerato il fisco: 26% sulle plusvalenze finanziarie, 12,5% sui titoli di Stato italiani e dei paesi in white list.

Come migliorare il ROI e quali errori lo rovinano

Dal punto di vista matematico sul ROI esistono solo due leve: aumentare l'utile netto (far crescere i ricavi, oppure tagliare i costi che in silenzio si mangiano il rendimento) oppure ridurre il capitale immobilizzato (impiegare meno denaro, uscire prima, o ottenere di più dallo stesso bene). L'impostazione DuPont lo rende concreto: un'attività con margini sottili può comunque registrare un ROI alto se fa girare in fretta il capitale, e un'attività lenta può compensare con un margine più grasso. Le due strade portano allo stesso punto.

I modi in cui un ROI trae in inganno più spesso:

  • Confrontare periodi di durata diversa senza prima annualizzare: è l'errore numero uno.
  • Scegliere i costi con comodo, cioè lasciare fuori in silenzio commissioni, imposte o il proprio lavoro per far sembrare migliore il risultato.
  • Dimenticare i proventi reinvestiti: per le azioni con dividendo o per una casa in affitto, il ROI a rendimento totale è molto più alto di quello calcolato solo sul prezzo.
  • Confondere il ROI con il margine: il margine è utile ÷ ricavi, il ROI è utile ÷ costo; un'attività può avere margine alto e ROI basso, o il contrario.
  • Prendere una previsione per una garanzia: i rendimenti stimati sono solo stime, e il rischio di perdere non si vede mai nella percentuale.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra ROI e CAGR?

Il ROI (ritorno sull'investimento) è il guadagno percentuale totale di tutto il periodo in cui l'investimento è stato mantenuto: ROI% = (utile netto / investimento iniziale) × 100. Non tiene conto di quanto tempo è durato l'investimento. Il CAGR (tasso di crescita annuo composto) è il ROI annualizzato: dice quale rendimento annuo costante produrrebbe lo stesso risultato totale nello stesso numero di anni, con la formula CAGR = (valore finale / valore iniziale)^(1/anni) − 1. Per un investimento di un anno ROI e CAGR coincidono. Sui periodi più lunghi il CAGR è il confronto più corretto, perché mette tutto sulla stessa base annua.

Che cosa si considera un buon ROI?

Dipende interamente dal tipo di investimento e dall'orizzonte temporale. Come riferimento di massima: l'indice S&P 500 ha reso storicamente circa il 10% all'anno (7% al netto dell'inflazione). Le singole azioni variano moltissimo. Gli investimenti ad alto rischio, come start-up o cripto, puntano anche oltre il 20% ma possono far perdere tutto il capitale. Per un investimento aziendale la regola pratica è che il ROI deve superare il costo del capitale (di solito tra 8% e 15%). In Italia va poi tolto il fisco: le plusvalenze finanziarie sono tassate al 26%, quindi un ROI lordo del 10% ne vale circa 7,4 al netto; sui titoli di Stato italiani e dei paesi in white list l'aliquota scende al 12,5%.

Qual è il rendimento medio annuo del mercato azionario?

L'indice S&P 500 ha registrato un rendimento medio annualizzato di circa il 10,5% all'anno negli ultimi 50 anni (grosso modo 7–7,5% dopo l'inflazione), dividendi reinvestiti compresi. I singoli anni però cambiano moltissimo: si va da +34% (1995) a −38% (2008). Questo valore del 10% viene spesso usato come «media di mercato» per capire se un investimento ha battuto o no il mercato. Per chi investe in euro va aggiunto un altro elemento: il cambio euro/dollaro può aumentare o ridurre il rendimento finale di diversi punti.

Che cosa dice la regola del 72?

La regola del 72 è una scorciatoia per calcolare a mente in quanti anni un investimento raddoppia a un rendimento annuo fisso. Basta dividere 72 per il rendimento annuo in percentuale: all'8% all'anno il capitale raddoppia in circa 72 / 8 = 9 anni; al 12% in circa 6 anni. Funziona grazie alla matematica dell'interesse composto ed è precisa entro 1–2% per rendimenti compresi tra il 2% e il 20%.

Come si calcola il ROI annualizzato (CAGR)?

CAGR = (valore finale / valore iniziale) ^ (1 / numero di anni) − 1. Per esempio, se si investono 10.000 € e dopo 6 anni il capitale è salito a 18.000 €: CAGR = (18.000 / 10.000)^(1/6) − 1 = 1,8^0,1667 − 1 ≈ 0,1029, cioè 10,29% all'anno. Vuol dire che l'investimento è cresciuto in media del 10,29% ogni anno, interessi composti inclusi, fino ad arrivare al valore finale.

Che differenza c'è tra ROI e margine di profitto?

Il ROI misura il guadagno rispetto al costo dell'investimento: ROI% = (utile netto / costo) × 100. Il margine di profitto misura invece il guadagno rispetto ai ricavi: margine% = (utile netto / ricavi) × 100. Rispondono a due domande diverse. Il ROI dice quanto bene è stato impiegato il capitale (interessa a chi investe). Il margine dice quanta parte di ogni vendita resta come guadagno (interessa a chi gestisce l'attività). Un'azienda può avere un margine alto e un ROI basso, se ha richiesto moltissimo capitale, oppure un margine basso e un ROI altissimo su un investimento molto piccolo.

Scopri altri strumenti

Vedi tutti i 70 strumenti →

Aggiungi questo strumento al tuo sito — gratis

Tutti gli strumenti incorporabili →

Inserisci ROI Calculator in qualsiasi pagina, articolo o modello. Gratis per sempre — senza registrazione e senza pubblicità dentro il widget. Unica condizione: lascia visibile il piccolo link di attribuzione.

Anteprima del widget